Mappatura delle sorgenti di elettrosmog

Il fenomeno definito “inquinamento elettromagnetico”, o elettrosmog , è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, cioè non attribuibili al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali (ad es. il campo elettrico generato da un fulmine). I campi elettromagnetici hanno assunto un’importanza crescente legata allo sviluppo dei sistemi di telecomunicazione diffusi capillarmente sul territorio. Anche l’intensificazione della rete di trasmissione elettrica, nonché la diffusa urbanizzazione, hanno contribuito a destare interesse circa i possibili effetti sulla salute derivanti dalla permanenza prolungata in prossimità di queste fonti di emissioni di onde elettromagnetiche.

La propagazione di onde elettromagnetiche è prodotta da sorgenti come gli impianti radio-TV e le stazioni radio base per la telefonia mobile, o gli elettrodotti per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica, da apparati per applicazioni biomedicali, da impianti per lavorazioni industriali, come da tutti quei dispositivi il cui funzionamento è subordinato a un’alimentazione di rete elettrica, come ad esempio gli elettrodomestici. Mentre i sistemi di tele- o radiocomunicazione sono progettati per emettere onde elettromagnetiche, gli impianti di trasporto e gli apparecchi utilizzatori di energia elettrica emettono, invece, nell’ambiente circostante campi elettrici e magnetici in maniera non intenzionale.

I campi elettromagnetici si propagano sotto forma di onde elettromagnetiche e, sulla base della loro frequenza, ricordiamo che viene effettuata una distinzione fondamentale tra: inquinamento elettromagnetico generato da campi a bassa frequenza (0 Hz – 10 kHz), nel quale rientrano i campi generati dagli elettrodotti che emettono campi elettromagnetici a 50 Hz; inquinamento elettromagnetico generato da campi ad alta frequenza (10 kHz – 300 GHz), nel quale rientrano i campi a radiofrequenza (RF) generati dagli impianti radio-TV e di telefonia mobile. Questa distinzione è necessaria in quanto le caratteristiche dei campi in prossimità delle sorgenti variano al variare della frequenza di emissione, così come variano i meccanismi di interazione di tali campi con gli esseri viventi e quindi le possibili conseguenze per la salute.

Sia nel settore delle radiofrequenze che in quello delle frequenze estremamente basse (ELF, o Extremely Low Frequency) l’entità delle attività di controllo è in fase di continua crescita; ciò è dovuto sia alla crescente pressione sul territorio che alle richieste da parte della popolazione. Attualmente, infatti, l’attività di controllo dell’inquinamento elettromagnetico rappresenta una delle principali emergenze per gli enti competenti (ARPA), ma anche per i consulenti specializzati e per i comitati spontanei di cittadini, che stanno nascendo in Italia come funghi. La tendenza futura va verso l’adozione di nuove tecnologie che modificheranno l’assetto ambientale e paesaggistico dei siti urbani e non, e – verosimilmente – avranno un impatto sanitario (si veda i Capitoli 8 e 11).

Una semplice mappatura “fai-da-te” di una città

Tuttavia, anche la popolazione può disporre oggi di numerosi strumenti low-cost per procedere alla mappatura di un certo territorio alle alte frequenze (radiofrequenze e microonde) ed alle basse frequenze (frequenza di rete a 50 Hz ed ELF). L’attrezzatura necessaria per una semplice “mappatura fai da te” consiste (v. figura qui sotto) di: (1) un misuratore RF; (2) un misuratore ELF; (3) uno smartphone con un app (come ad es. GPS Locator) che mostri la posizione al momento della misurazione. Ovviamente, lo smartphone andrà posto in “modalità aereo” e ci si dovrà sincerare che non influenzi la lettura degli altri due strumenti.

Ponendo i tre strumenti in questione all’interno di una scatola di cartone (materiale che non scherma le radiazioni che ci interessa misurare), creando una “culla” in legno in modo che non si muovano e creando un fondo di bambagia affinché non subiscano troppi urti, si possono scattare delle foto dei tre dispositivi insieme mentre li si porta in giro (ad es. in bici). Così è possibile effettuare in poco tempo una mappatura di una discreta area di territorio, come noi stessi abbiamo effettuato. Una volta a casa, è possibile riportare le informazioni raccolte su Google My Maps, realizzando una semplice cartina con i valori misurati.

Google My Maps consente di riportare i valori misurati (qui non visibili) su una mappa.

In alternativa, se ci interessa avere un’idea dell’esposizione alle varie sorgenti a radiofrequenza (RF) esterne – come ad esempio le stazioni radio base della telefonia mobile – possiamo usare un esposimetro RF personale del costo di un centinaio di euro e farci un giro nella zona che ci interessa controllare, annotando l’ora esatta in cui ci troviamo nei vari punti della città che più ci interessa monitorare. Una volta a casa, potremo scaricare i dati sul computer con i relativi orari (v. la figura qui sotto), e risalire dai nostri appunti ai valori misurati nella zona in cui ci trovavamo a un certo orario. Infatti, questi dispositivi di solito non sono dotati di GPS e questo risulta dunque l’unico modo per risalire dalle misure al luogo cui esse si riferiscono.

I valori di campo elettrico (in V/m) rivelati da un esposimetro personale low-cost andando a giro a piedi (con lo smartphone spento!) per una città.

Il catasto delle sorgenti RF e l’attività di controllo delle ARPA

In risposta alla necessità, da tempo avvertita a livello nazionale ma ancor più a livello locale, di un censimento delle sorgenti elettromagnetiche inquinanti a radiofrequenza (RF) – in particolare, degli impianti per la telefonia cellulare – e, sulla base di quanto previsto dalla legge quadro (n. 36/2001), è in corso la costituzione di specifici catasti (nazionale e anche regionali) delle sorgenti RF come supporto per le attività di controllo, di informazione della cittadinanza e per l’attività di pianificazione.

Il catasto comprende tutte le sorgenti RF con potenza media fornita al sistema radiante superiore a 5 W e ne è stata affidata la realizzazione e la gestione alle ARPA. Il catasto prevede pure l’inserimento delle misure di campo elettromagnetico effettuate sul territorio. La realizzazione del catasto degli impianti radioelettrici ha anche lo scopo di permettere la stima dei livelli dei campi elettromagnetici generati dalle sorgenti e la valutazione delle condizioni di esposizione della popolazione.

Il catasto degli impianti di telecomunicazione risulta essere ancor più importante con il 5G, dato che le relative antenne non saranno necessariamente visibili in modo evidente come quelle delle generazioni precedenti. Per fortuna, quando un operatore telefonico vuole installare una nuova stazione radio base, la procedura prevede che presenti istanza di autorizzazione – oppure una SCIA (Segnalazione Certificata Inizio Attività) – presso l’ente locale, allegando la documentazione tecnica del caso.

All’interno del procedimento autorizzatorio per l’installazione di nuovi impianti e/o la modifica degli impianti esistenti, l’ARPA esegue valutazioni modellistiche attraverso appositi software che permettono di calcolare il campo elettrico prodotto dall’impianto, considerando anche il contributo di quelli già presenti nel territorio, e di verificare il rispetto delle soglie stabilite dalla normativa. A seguito di tali verifiche si pronuncia entro i termini fissati dalla legge, rilasciando un parere tecnico preventivo.

Dunque, l’ARPA è a conoscenza dell’ubicazione e delle caratteristiche delle stazioni radio base. In particolare, realizza, gestisce ed aggiorna il catasto regionale delle sorgenti di campi elettromagnetico, che contiene le informazioni tecniche, geografiche ed amministrative degli impianti, così da conoscerne la distribuzione e l’impatto sul territorio. È molto importante che queste informazioni vengano rese di dominio pubblico a tutela delle persone elettrosensibili ed ai fini della prevenzione.

Catasto degli impianti radioelettrici e monitoraggio dei campi elettromagnetici disponibile online nel sito dell’ARPA Veneto.

In pratica, le ARPA hanno un software applicativo che consente: (1) ai gestori degli impianti di telefonia mobile e di telecomunicazioni di accedere via web al Database degli impianti in questione e di inserire i dati tecnici previsti dalla legge; ad ARPA di effettuare le valutazioni modellistiche necessarie per verificare i livelli di campo elettrico prodotto dalle sorgenti; (3) agli Enti autorizzati (Regione, Province, Comuni) di consultare i dati. Pertanto, i Comuni hanno accesso a questo tipo di dati.

Sul supporto cartografico, sono visibili anche le misure su suolo pubblico effettuate dalle ARPA nell’ambito dell’attività di controllo del territorio. Per ragioni di riservatezza non sono pubblicate le misure eseguite nelle proprietà private. Il supporto cartografico è rivolto principalmente alla consultazione da parte dei cittadini. Per la consultazione da parte di comuni e gestori di impianti sono previste delle specifiche aree riservate dalle quali è possibile estrarre tutte le informazioni di competenza.

Di solito è possibile visionare i principali dati del catasto tramite la consultazione di uno specifico supporto cartografico nel sito dell’ARPA della propria regione. Gli impianti sono suddivisi nelle seguenti tipologie: (1) telefonia mobile; (2) radiodiffusione televisiva; (3) radiodiffusione sonora. Le misure di campo elettrico sono espresse in volt/metro. Ricordiamo che i valori di riferimento legislativo per le radiofrequenze sono il limite di esposizione di 20 V/m ed il valore di attenzione (all’interno di edifici o in luoghi in cui si staziona più di 4 ore al giorno) di 6 V/m.

L’ARPA Lombardia, in particolare, permette di visualizzare e stampare in un report l’elenco degli impianti presenti nel Comune di interesse, oltre alle schede di dettaglio per ogni singolo impianto. Il menu “Report Statistici” consente invece di visualizzare, sia in formato tabellare sia su mappa, i seguenti indici di pressione su scala comunale per la provincia scelta: Numero di impianti televisivi/km2; Numero di impianti televisivi/1000 abitanti; Numero di impianti radio/km2; Numero di impianti radio/1000 abitanti; Numero di impianti di telefonia/km2; Numero di impianti di telefonia/1000 abitanti.

Impianti di comunicazione per 1000 abitanti e per chilometro quadrato in alcuni Comuni in Provincia di Milano. (fonte: ARPA Lombardia)

Dunque, l’attività di controllo del rispetto dei valori di campo elettromagnetico prodotto dalle sorgenti è effettuata dall’ARPA innanzitutto in modo preventivo, effettuando, ove previsto, valutazioni teoriche per mezzo di modelli di calcolo matematico al fine di verificare il rispetto delle soglie indicate dalla normativa. Questa attività è integrata dal controllo a posteriori, effettuato attraverso misure e monitoraggi per verificare le emissioni degli impianti installati e attivi nel territorio.

Gli interventi di controllo a posteriori vengono svolti sia per iniziativa di ARPA stessa, sulla base di una pianificazione annuale che prevede controlli attraverso misurazioni in situ svolte soprattutto nelle aree particolarmente critiche per la presenza di più sorgenti o di siti sensibili (scuole o ambienti destinati all’infanzia) – ai fini di una valutazione dello stato di esposizione della popolazione – sia su segnalazione degli enti competenti (e anche, naturalmente, sulla base di esposti dei cittadini).

L’esposizione della popolazione ai campi a radiofrequenza

Al fine di valutare correttamente l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, è necessaria la conoscenza della loro intensità e delle componenti spettrali. In un vecchio studio (Anglesio et al., 2001), vengono mostrati i risultati del monitoraggio sul campo a radiofrequenza effettuato a Torino, che si può considerare una grande città a livello italiano: la variazione dell’intensità del campo elettromagnetico viene valutata in funzione dell’altezza da terra (come piano di un palazzo), della posizione nell’area urbana e della frequenza o, di conseguenza, della fonte (radio-televisiva o stazioni radio base della telefonia mobile).

I valori del campo elettrico misurati a Torino per le radiofrequenze, con le relative sorgenti principali. (fonte: Anglesio et al., 2001)

Si noti l’enorme peso (quasi vent’anni fa, oggi è ben inferiore) delle emissioni radiotelevisive sull’intensità totale del campo elettrico misurato. Ciò non stupisce: Torino ha intorno circa 100 antenne di emittenti di radio e televisioni, e la potenza media irradiata per antenna è di circa 4-5 kW. Dalla seguente figura si vede come sulla vicina collina della Maddalena, in prossimità di alcune delle torri dove sono collocate molte di queste antenne, i limiti di esposizione previsti dalla legge italiana non siano rispettati, secondo quanto risulta da una campagna di monitoraggio a banda larga e a banda stretta effettuata dall’ARPA Piemonte.

Risultato della campagna di misurazione del campo RF sulla collina della Maddalena, vicino Torino, ricca di emittenti radio-TV. (fonte: ARPA Piemonte)

Anche altre ARPA italiane effettuano il monitoraggio in continuo dei campi elettromagnetici ad alta frequenza, un’attività che integra quella tradizionale di vigilanza e controllo. Esso permette un’analisi della variabilità temporale, nonché l’analisi di situazioni complesse, ad es. per la presenza di molteplici sorgenti che variano nel tempo in modo indipendente. Le centraline in continuo, infatti, rilevano i livelli di campo elettrico presenti e le loro variazioni nel tempo. Le stazioni di misura vengono collocate  in strutture pubbliche o private (scuole, asili, ospedali, etc.) o in edifici privati, abitativi e di lavoro.

Una “fotografia” dei livelli di esposizione da campo elettromagnetico RF in Italia è stata scattata da Elettra 2000 – un consorzio costituito senza fini di lucro da FUB (Fondazione Ugo Bordoni), FGM (Fondazione Guglielmo Marconi) e Università di Bologna – sulla base delle misurazioni effettuate dal 2005 al 2011 con il veicolo BluShuttle. Sono circa 100 le campagne di misurazione dei livelli di esposizione da campi elettromagnetici prese in esame dal consorzio. Il dato aggregato a livello nazionale mostra la situazione riassunta nella figura qui sotto, all’apparenza rassicurante, ma in realtà lo è solo per chi vive ad almeno 300 metri dalle sorgenti, cosa sempre più rara dato il loro proliferare negli ultimi anni.

Distribuzione dell’esposizione misurata della popolazione italiana al campo Elettromagnetico RF nel periodo 2005-2011. (fonte: Elettra 2000)

In pratica, il 37% dei rilievi è risultato essere al di sotto della soglia di sensibilità degli strumenti (0,25 V/m), il 54% dei rilievi è compreso nel range 0,26 -1 V/m, il 6% dei rilievi è compreso nel range 1-3 V/m, il 2% dei rilievi è compreso nel range 3-6 V/m e l’1% dei rilievi è superiore al livello di attenzione (6 V/m). Nel Nord Italia, il livello di campo elettrico si attesta nel range più basso nel 43% dei siti, contro il 5% rilevato in Italia Centrale, il 7% al Sud e il 18% nelle Isole. Il Nord Italia, dunque, in generale ha i livelli più elevati nel Paese di l’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza. Primato negativo per il Nord anche per i siti con livelli di campo elettrico nel range intermedio: 51% contro il 5% del Centro e il 7% del Sud.

Tuttavia, come al solito, le medie spesso ingannano. “A Roma, ad esempio, in Via Faravelli l’esposizione dei cittadini ha raggiunto la quota limite di 5,80 V/m a ridosso di nuove antenne Rai. E i dati ufficiali dell’ARPA Lazio”, come racconta Maurizio Martucci nel suo libro Manuale di autodifesa per elettrosensibili (2018), sono ancora meno confortanti: “in alcune strade della Capitale sono stati registrati fino a 23 V/m, 60 V/m e perfino 145 V/m”. E, quando il centro trasmittente di Santa Maria di Galeria (RM) di Radio Vaticana era attivo con le sue discusse antenne ad alta potenza, un rapporto dell’ENEA del 1998, sulle misure di campo elettrico effettuate su un campione di edifici localizzati entro 600 m dal muro di cinta della struttura, riportava valori interni alle abitazioni di 1,5-6,0 V/m, e valori esterni tra 10 e 20 V/m.

Misure di campo elettrico in un campione di edifici in prossimità della stazione radio di Santa Maria di Galeria. (fonte: Michelozzi, 2012)

Per non parlare dei cosiddetti “palazzi della morte”, ovvero posti immediatamente a ridosso (meno di 50 metri) da più d’una forte sorgente di campi elettromagnetici a bassa e/o ad alta frequenza dove – forse proprio per l’interazione fra questi due tipi di sorgenti – si sono riscontrati “cluster” anomali di cancro, cioè numerosi casi di cancro dello stesso tipo e all’apparenza in grande eccesso rispetto alla media. Basta fare una ricerca su Google con le parole “elettrosmog Via Sottocorno Milano” (dove in due numeri civici vi sono stati ben 36 casi tra circa 150 famiglie, con cluster di tumori al cervello e al pancreas) o “elettrosmog Via Matteotti Viareggio” (dove in un solo palazzo vi sono stati 12 decessi, dei quali 5 per cancro al cervello), ma vi sono casi ben noti anche a Ostia, a Colle della Maddalena, a Capaccio Paestum, a Bari, etc.

In alcune condizioni il telefonino può costituire la maggior fonte di esposizione a campi elettromagnetici RF (fino al 99% dell’esposizione globale alle radiofrequenze di un singolo individuo). In particolare, analisi effettuate dall’ARPA Piemonte sui livelli di campo generati da impianti per telecomunicazione dimostrano che la grande maggioranza della popolazione piemontese risulta esposta a valori molto bassi di campo elettrico “ambientale” (<0,5 V/m), mentre è stato verificato come l’esposizione al proprio telefono cellulare possa raggiungere livelli di campo elettrico decisamente più elevati.

Per i campi elettromagnetici a radiofrequenza, l’uso personale di un telefono cellulare è noto essere il maggiore contributo all’esposizione delle persone, seguito dal contributo di persone che utilizzano telefoni cellulari nell’area, dai telefoni DECT (cioè i cordless usati in casa o ufficio) e dalle stazioni radio base della telefonia mobile. La più alta esposizione avviene dove molte persone si trovano insieme, come nel trasporto pubblico, nelle stazioni ferroviarie, nei centri commerciali e nei caffè.

Le principali fonti di esposizione indoor alle radiofrequenze. Per chi abita molto vicino a una stazione emittente, quest’ultima può essere la sorgente principale.

Fonti outdoor a bassa frequenza: elettrodotti aerei e non

Anche per le linee elettriche ad alta e altissima tensione alcune regioni hanno creato un apposito catasto. Ad esempio, in Friuli Venezia Giulia, la L.R. n. 19/2012 ha istituito il catasto informatico regionale degli elettrodotti con tensione superiore a 130 kV, affidandone la realizzazione e le modalità di gestione ad ARPA FVG, e ne ha disposto la pubblicazione sulla rete Internet – insieme ai valori di induzione magnetica misurati – a disposizione dei soggetti pubblici e privati interessati. Fra le informazioni associate al punto di misura, vi sono anche le indicazioni relative alla tipologia dell’elettrodotto più vicino.

Il catasto degli elettrodotti del Veneto, con le linee a 380 kV, 220 kV e 132 kV. (fonte: sito web ARPA Veneto)

Sul sito di Terna, alla voce “Rete elettrica”, è possibile invece trovare la mappa delle dorsali degli elettrodotti italiani ad altissima tensione, cioè a 380 kV ed a 220 kV, aggiornata al 2015. Nei siti dei Comuni o delle Regioni è spesso possibile trovare le informazioni relative agli elettrodotti ad alta o altissima tensione più recenti, che dunque non sono compresi nella mappa di Terna o perché più recenti del 2015 o perché sono elettrodotti “solo” ad alta tensione (ad es. le comuni linee a 132 kV). Le linee elettriche sono comunque di solito ben visibili nei tratti aerei, ma non – purtroppo – in quelli interrati (se non con misuratori ELF).

La rete italiana di elettrodotti a 380 kV gestita da Terna. (fonte: Terna)

Le ARPA regionali – o almeno alcune di esse – effettuano regolarmente delle misurazioni brevi (spot) o a lungo termine del campo magnetico in prossimità di linee elettriche ad alta e altissima tensione. Le misurazioni “spot” vengono effettuate mediante rilevamenti di breve durata eventualmente ripetuti in diverse posizioni nell’intorno di una sorgente. Danno informazioni sulla distribuzione dei livelli nell’area di interesse e servono anche a individuare il punto di massima esposizione.

Le misurazioni in continua a lungo termine sono effettuate posizionando uno specifico strumento in una posizione fissa (generalmente il punto dove, attraverso misure spot, si è individuata la massima esposizione) e acquisendo i valori della grandezza in esame per un periodo di tempo ritenuto significativo. Danno informazioni sull’andamento dell’emissione di una specifica sorgente nel tempo. Le misure vengono eseguite in prossimità delle sorgenti in base alle richieste pervenute, soprattutto dai Comuni, responsabili per legge del controllo. I punti monitorati, quindi, cambiano solitamente di anno in anno.

Alcune misurazioni spot o a lungo termine dei campi magnetici di elettrodotti eseguite dall’ARPA Piemonte (fonte: ARPA Piemonte)

Le misurazioni a lungo termine mostrano un buona correlazione del campo magnetico (B) con le correnti di carico (I) che fluiscono nell’elettrodotto, come mostrato chiaramente dalla figura seguente. Pertanto, semplicemente esaminando i valori della corrente di carico di una data linea elettrica registrati nel periodo di interesse – ovviamente, se e quando disponibili – è possibile estrapolare il valore massimo in quel periodo del campo magnetico medio (o mediano) su un arco di 24 ore.

Misure a lungo termine del campo magnetico di elettrodotti (in viola), in stretto accordo con l’andamento della corrente trasportata (in nero). (fonte: ARPA Piemonte)

In mancanza di dati in letteratura, il Dipartimento di Ivrea dell’ARPA Piemonte ha provveduto a realizzare, in diverse città, una campagna di misurazione dei livelli del fondo magnetico a bassa frequenza. Mettendo in correlazione i livelli di campo magnetico misurati con altri parametri, come la densità abitativa, è possibile ricavare una prima indicazione quantitativa del livello di esposizione presente in ambiente urbano.

Nella tabella seguente sono riportati i valori medi e quelli massimi del campo magnetico, misurati in tre città piemontesi con differente numero di abitanti. I valori medi sono stati ottenuti tenendo conto della variabilità spaziale dei valori di campo, mentre per valutare l’evoluzione temporale del campo si è ripetuta la misurazione, in varie ore della giornata in una particolare zona di ogni città.

I valori del campo magnetico di fondo misurati in diverse aree urbane dall’ARPA Piemonte. (fonte: Assante, 2002)

È interessante notare come, soprattutto nelle grandi città, i valori medi del campo magnetico siano dello stesso ordine di grandezza (0,2 μT) di quelli adottati in vari studi epidemiologici come livelli di soglia. Alcuni studiosi, infatti, hanno cercato di individuare una soglia tra livelli sicuri e livelli pericolosi per le esposizioni croniche e hanno fissato una soglia di attenzione epidemiologica a circa 0,2 μT, oltre il quale sarebbe dimostrata la correlazione fra esposizione cronica e l’insorgenza di gravi malattie nell’uomo. Pertanto, visti i valori misurati, tutti gli abitanti delle grandi città risulterebbero esposti a valori di campo magnetico prossimi alla soglia di attenzione epidemiologica (Assante, 2002).

Fonti outdoor a bassa frequenza: i mezzi di trasporto

L’esposizione pubblica ai campi elettromagnetici dipende da dove sono le persone e da cosa fanno. Non è quindi facile fare affermazioni sull’intensità dei campi a cui un individuo è esposto. Per i campi magnetici a bassa frequenza (50 Hz), le misurazioni hanno dimostrato che la massima esposizione a tali campi si verifica vicino alle linee elettriche aeree e vicino alle apparecchiature con motori, come i rasoi, ed ai trasformatori dei caricabatterie per laptop o telefoni cellulari. Tuttavia, una sorgente outdoor importante di campi a bassa frequenza (ELF) è costituita dai mezzi di trasporto e spesso dalle relative stazioni.

In un’auto a benzina o in un autobus le principali sorgenti di esposizione a campi elettromagnetici a frequenza di rete (50 Hz) sono quelle che si oltrepassano quando si guida, come ad esempio gli elettrodotti. Le batterie dall’auto lavorano a corrente continua, mentre gli alternatori lavorano a corrente alternata, ma ad una frequenza diversa da quella di rete, disturbando però le relative misurazioni. Si noti che in Italia i treni a bassa velocità sono a tutt’oggi alimentati in corrente continua (a 3000 V, cioè 3 kV), e quindi non vengono indotte correnti nel corpo dei passeggeri da parte delle linee di alimentazione del treno.

Relativamente pochi studi sono stati condotti sui livelli di esposizione ELF all’interno e intorno a sistemi di trasporto come treni, tram e auto ibride, ma alcuni sono già stati pubblicati. Secondo una recente pubblicazione scientifica (Gajsek, 2016), “i livelli massimi di intensità del campo magnetico registrato nei trasporti in Europa vengono emessi a 50 Hz in un tram, a 15,25-16,50 Hz in un treno ed a 12 Hz in un’automobile ibrida”. Inoltre, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “sono stati registrati campi magnetici di picco fino a poche decine di μT sulla piattaforma di una linea ferroviaria urbana locale”.

In Francia, “le misurazioni effettuate nel 1993 all’interno di un treno ad alta velocità, e ad una distanza di 10 metri al di fuori del treno, hanno mostrato valori di picco intorno a 6-7 μT durante l’azionamento ad alta velocità, sebbene questi dati siano piuttosto datati, considerando i cambiamenti tecnologici e l’evoluzione degli ultimi 25 anni. In uno studio svedese, i valori dei campi nella cabina del conducente del treno variavano da pochi μT a oltre 100 μT, con valori medi per un giorno lavorativo compreso tra pochi μT e decine di μT a seconda del motore. Le misure dell’intensità del campo magnetico nella parte anteriore di un treno a livello del pavimento erano comprese tra 3,4 e 8,7 μT”.

Il sistema di elettrificazione della rete ferroviaria italiana ad alta velocità è basato sulla tensione di 25 kV AC1. L’ARPA Piemonte ha eseguito delle misurazioni all’interno dei vani passeggeri durante il servizio per valutare le condizioni reali. Secondo il report di D’Amore (2014), dell’ARPA Piemonte, le misurazioni spot effettuate con un misuratore NARDA EFA 3 (5 Hz-30 kHz) hanno dimostrato che il campo magnetico ELF varia da 0,2 μT a circa 14 μT nei compartimenti passeggeri. Misure a lungo termine eseguite col monitor personale Enertech EMDEX II (40 Hz-800 Hz) hanno permesso di dimostrare che i livelli del campo magnetico ELF dipendono dalle condizioni di trazione.

Misure spot e a lungo termine del campo magnetico a bassa frequenza sui treni ad alta velocità effettuate dall’ARPA Piemonte. (fonte: ARPA Piemonte)

In un tram, come spiega ancora l’articolo di Gajsek et al., “il picco di intensità del campo magnetico di 7,6 μT è stato registrato nel mezzo del tram a livello del pavimento quando un altro tram è passato nelle immediate vicinanze. La forza del campo magnetico vicino al pavimento all’esterno del tram ha raggiunto i 3,5 μT quando un tram è passato sul binario. La maggior parte di tale forza era compresa tra 0,01-5,5 μT”. Dunque, la sorgente non è la linea del tram ma il motore del mezzo.

Infine, recentemente, Tell et al. (2016) hanno condotto uno studio pilota per valutare i livelli di campo magnetico nei veicoli elettrici rispetto ai veicoli a benzina. Hanno trovato che i campi magnetici andavano da 0,6 a 3,5 μT in 7 auto elettriche, rispetto a gli 0,4-0,6 μT in quattro auto a benzina. In uno studio svedese (Vedholm, 1996), la gamma di campi magnetici in un’auto ibrida con motore e aria condizionata accesi ma non in movimento è risultata pari a 0,03-2,4 μT. Nelle auto ibride in movimento, invece, per i campi magnetici a bassa frequenza (5 Hz-2 kHz) nel 33% delle auto sono stati misurati valori superiori a 2 μT e nel 25% delle auto i valori sono risultati essere addirittura superiori a 6 μT.

 

Riferimenti bibliografici

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  5. Gajsek P. et al., “Review of Studies Concerning Electromagnetic Field (EMF) Exposure Assessment in Europe: Low Frequency Fields (50 Hz–100 kHz)”, Int. J. Environ. Res. Public Health, 2016, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5036708/
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  10. Paternesi L., “Onda su Onda”, Testo completo del servizio andato in onda nella puntata di Report (Rai 3) del 27 novembre 2018, http://www.rai.it/dl/doc/1543420459649_onda_onda_report.pdf
  11. “Rapporto sulle criticità ambientali relative ai campi elettromagnetici”, ISPRA, 2009, http://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003500/3566-rapporto-101-2009.pdf/
  12. MONICEM – Monitoraggio e controllo dei campi elettromagnetici alle radiofrequenze, ISPRA, 2011, http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/monicem-monitoraggio-e-controllo-dei-campi
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  14. Assante D., Tesi di Laurea in Ingegneria Elettrica, Università di Napoli , 2002, http://www.elettrotecnica.unina.it/files/assante/upload/Capitolo%203.pdf
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  16. Martucci M., Manuale di autodifesa per elettrosensibili, Terra Nuova Edizioni, 2018, https://www.terranuovalibri.it/libro/dettaglio/maurizio-martucci/manuale-di-autodifesa-per-elettrosensibili-9788866813910-236288.html
  17. Qual è l’esposizione ai campi elettromagnetici dei cellulari?, ARPA Piemonte, http://www.arpa.piemonte.it/news/esposizione-ai-telefoni-cellulari
  18. Telefonia mobile e campi elettromagnetici: livelli di esposizione in Italia, https://www.sostariffe.it/news/telefonia-mobile-e-campi-elettromagnetici-livelli-di-esposizione-in-italia-137283/
  19. Monitoraggio ambientale in continuo, ARPA Emilia Romagna, https://www.arpae.it/dettaglio_generale.asp?id=2644&idlivello=127
  20. Misure di campo elettrico e magnetico presso elettrodotti, ARPA Toscana, http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/campi_elettromagnetici/elettrodotti

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