Come scegliere un’acqua minerale non a rischio

Soprattutto quando si sospetta che l’acqua di rubinetto possa essere inquinata, è bene “usare l’acqua minerale in bottiglia per bere, cucinare, fare il ghiaccio ed anche per lavarsi i denti”. Queste, ad esempio, erano le raccomandazioni della US Navy per le zone della Campania risultate inquinate nel 2011 al termine dello studio Naples Public Health Evaluation, costato 30 milioni di euro.

Anche qualora non si abbiano ragioni per sospettare che la propria acqua di rubinetto sia contaminata, può essere un’ottima idea quella di usare l’acqua minerale almeno per bere, e magari di adoperare per cucinare solo l’acqua filtrata attraverso un buon sistema di depurazione ad osmosi inversa (ma in tal caso è bene verificare l’efficienza dell’apparecchio e il momento di cambiare le membrane misurando il residuo fisso dell’acqua con un apposito misuratore di residuo fisso, o TDS meter).

Va detto subito che, sebbene sia certamente preferibile consumare l’acqua minerale venduta nelle bottiglie di vetro (che sono più difficili da trovare ma ancora fornite a tutti i ristoranti, con consegna a domicilio), i rischi reali collegati alle bottiglie di plastica sono stati largamente esagerati dai media, ed in questo articolo si cercherà di fare un po’ di chiarezza a riguardo. Dunque, se perfino l’American Cancer Society getta acqua sul fuoco per quanto riguarda questo argomento, un motivo c’è.

La provenienza dell’acqua minerale

Innanzitutto, è consigliabile scegliere un’acqua di una sorgente di montagna (almeno 1.000 metri di altezza), meglio se alpina, in modo da evitare l’acqua prelevata dalla falde di pianura, potenzialmente inquinate da sostanze presenti in traccia, anche se idonee per la legge. Infatti, mentre al fornitore dell’acqua potabile è concesso di non indicare la fonte di prelievo nel rapporto sulla qualità dell’acqua, le acque minerali naturali indicano tutte la sorgente, sull’etichetta o nel loro sito web.

Dopodiché, in certi Paesi occorre fidarsi. Negli Stati Uniti, ad esempio, oltre il 25% delle acque minerali provengono in realtà da un acquedotto: sono quindi acque trattate, purificate e vendute al pubblico, spesso con un aumento di mille volte del prezzo. La maggior parte degli Americani sono sorpresi di apprendere che stanno bevendo acqua del rubinetto, ma lì ciò è possibile perché agli imbottigliatori non è richiesto di indicare la fonte sull’etichetta, a differenza di quanto avviene per i fornitori di acqua potabile.

Per gli Americani, un modo per cercare di capire la fonte dell’acqua è quello di studiarsi bene l’etichetta. Infatti, se l’acqua minerale ha componenti chimici come cloro e fluoro ed un elevato residuo fisso – che sono comuni caratteristiche del’acqua di rubinetto – qualche sospetto è legittimo. D’altra parte, con i misuratori di residuo fisso (o TDS meter) acquistabili a prezzi ragionevolissimi su Internet, queste misure comparative fra acqua di rubinetto e minerale sono ormai facilissime per chiunque.

D’altra parte, per alcune acque naturali è normale avere un residuo fisso elevato. Infatti, le acque minerali vendute in bottiglia si classificano in: acque minimamente mineralizzate o ipominerale (residuo fisso inferiore a 50 mg/l); acque oligominerali o leggermente mineralizzate (residuo fisso compreso fra 50 e 500 mg/l); acque minerali o mediominerali (residuo fisso compreso tra 500 e 1.500 mg/l); acque ipermineralizzate o ricche di sali minerali (residuo fisso superiore a 1.500 mg/l).

Va comunque detto che, in Italia, l’acqua minerale naturale è tra i prodotti alimentari più controllati, soprattutto per quanto riguarda i marchi più venduti. Gli organi sanitari (ASL e Carabinieri NAS – Nucleo Antisofisticazioni) effettuano ispezioni, controlli ed analisi di legge sia negli stabilimenti sia nei punti vendita su tutto il territorio nazionale. Questi controlli si svolgono periodicamente alla sorgente, all’impianto di imbottigliamento, ai depositi di imbottigliamento e distribuzione, ai punti vendita.

Inoltre, in Italia “sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute”. L’acqua venduta in bottiglia, quindi, non può provenire da corsi d’acqua superficiali come laghi o fiumi. La sua origine dal sottosuolo ne garantisce la sterilità e non è sottoposta a nessun trattamento di disinfezione.

Bottiglie di plastica o di vetro?

Le bottiglie in plastica per acqua minerale e, più in generale, per bevande sono realizzate in un polimero chiamato PET (polietilene tereftalato). Secondo l’Agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense (EPA), durante la produzione di queste bottiglie vengono rilasciati nell’aria che tutti noi respiriamo degli inquinanti tossici, tra cui stirene, butadiene e metanolo. E molte delle sostanze chimiche che entrano nella loro produzione continuano a filtrare nell’acqua o nei liquidi con cui vengono riempite.

La preferenza per il contenitore in vetro, dunque, non è peregrina. Nel 1999, il National Resources Defense Council (NRDC) statunitense ha testato più di 1.000 bottiglie di 103 marche di acqua minerale vendute negli USA, in uno dei più importanti e autorevoli studi sulla sicurezza dell’acqua in bottiglia. Pur osservando che la maggior parte dell’acqua in bottiglia è sicura, l’organizzazione ha rilevato che almeno un campione di un terzo delle marche conteneva dei contaminanti batterici o chimici.

In particolare, il rapporto del NRDC ha rivelato degli agenti cancerogeni in livelli superiori allo standard nazionale o di settore. L’NRDC ha rilevato che campioni di due marchi erano contaminati da ftalati, in un caso superiori agli standard dell’EPA per l’acqua di rubinetto. Questi prodotti chimici, utilizzati per rendere la plastica più morbida, si trovano in cosmetici e profumi, tende da doccia e persino giocattoli per bambini (in Italia, spesso sequestrati), e sono sottoposti a un controllo crescente.

Le bottiglie di plastica sono spesso “demonizzate”, a volte a ragione ma altre a torto.

Le bottiglie di plastica, però – intese come contenitori vuoti – non contengono questa sostanza chimica (che invece è ampiamente utilizzata nella produzione della plastica PVC), il che significa che gli ftalati rilevati dall’NRDC probabilmente sono entrati nell’acqua venduta come minerale durante la lavorazione nell’impianto di imbottigliamento, oppure semplicemente erano presenti nella fonte d’acqua originale (negli USA, infatti, gli ftalati sono stati trovati in alcune acque di rubinetto).

Gli ftalati sono sostanze chimiche dannose perché interferiscono con il sistema endocrino. Se esposti a livelli elevati di ftalati durante periodi critici dello sviluppo, i feti maschi possono avere organi riproduttivi malformati. Alcuni esperti collegano gli ftalati a una bassa conta spermatica. Dall’epoca del rapporto, però, non sono state apportate modifiche normative importanti e gli imbottigliatori non hanno modificato drasticamente le loro procedure, quindi il rischio negli USA è ancora presente.

Anche le bottiglie riutilizzabili più sicure ed eco-compatibili sono quelle realizzate in vetro o acciaio inossidabile. Entrambi i tipi di bottiglie sono oggi realizzati in molti colori e disegni divertenti, e alcune sono termiche, consentendo di mantenere tiepide le bevande calde e fresche quelle fredde. Scegli una (o due) bottiglie che ti piacciono e portale con te per averle sempre a portata di mano a casa, al lavoro, in palestra o in città. In questo modo, non dovrai mai rischiare la tua salute.

Fra l’altro, acqua minerale, aranciate, cole e altre bevande sono in genere venduti in bottiglie di PET, come possiamo verificare guardando la sigla stampigliata nella parte inferiore di ogni bottiglia. Questi contenitori sono destinati a essere monouso, sebbene molti consumatori li lavino e li riutilizzino per contenere acqua potabile o altre bevande. Infatti, con l’uso la plastica sottile delle bottiglie tende a rovinarsi e potrebbe rilasciare delle sostanze nocive. Sarebbe quindi il caso di evitare il riutilizzo.

La conservazione delle bottiglie

Lo stoccaggio dell’acqua in bottiglie PET – soprattutto se rimangono al sole, ad esempio durante il trasporto con tir o sono conservate all’esterno di magazzini e supermercati – può influire sulla qualità dell’acqua in bottiglia, che dipende molto dalle condizioni ambientali (soprattutto luce e calore), le quali possono favorire la “cessione” di materiali nocivi da parte delle bottiglie in plastica.

La plastica rilascia, in realtà, prodotti chimici diversi in situazioni diverse. Il calore può liberare tossine che, in linea di principio, possono causare il cancro, le quali fuoriescono dalla plastica finendo nell’acqua. Per questo motivo, lasciare ad es. l’acqua minerale nell’auto – dove si può arrivare a 75 °C – può essere pericoloso, mentre nulla possiamo fare per assicurarci che la bottiglia sia stata protetta nel modo dovuto durante la fase di trasporto, distribuzione e stoccaggio, prima di venire da noi acquistata.

Evitiamo di consumare l’acqua di bottiglie di plastica rimaste esposte al sole.

La maggior parte delle preoccupazioni relative a bottiglie e contenitori di plastica si concentra sul fatto che le sostanze chimiche all’interno della plastica possano spostarsi bevande o alimenti. E se i livelli di queste sostanze chimiche potrebbero farci del male. Alcuni studi hanno, in effetti, dimostrato che piccole quantità di sostanze chimiche contenute in contenitori di plastica possono finire nel cibo o nelle bevande che vengono conservate al loro interno. Ma i livelli di queste sono molto bassi.

Il livello di sostanze chimiche nel cibo o nelle bevande può dipendere da cose come il modo in cui il contenitore viene trattato. Ad esempio, le bottiglie di acqua in plastica negli esperimenti sono state spesso riscaldate a temperature elevate, a volte per un lungo periodo. E anche negli esperimenti in cui le bottiglie di plastica vengono riscaldate a temperature fino a 60 °C per molte ore, i livelli di sostanze chimiche che si spostano nei cibi sono di solito al di sotto dei livelli considerati non sicuri.

Ad esempio, sulla base di alcune recenti ricerche, certe sostanze chimiche presenti nella plastica PET usata per le bottiglie – principalmente l’antimonio (Sb) e il bisfenolo A (BPA) – possono essere cedute al liquido, e tali sostanze chimiche possono potenzialmente causare malattie (come ad es. il cancro), se vengono consumate in determinate quantità dall’uomo, anche se non vi sono ancora degli studi su quanto i livelli di queste sostanze aumentino effettivamente il rischio individuale di cancro.

Praticamente tutte le bottiglie d’acqua in plastica sono realizzate in PET e contengono in genere 190-300 mg/kg di antimonio. L’antimonio è classificato come possibile cancerogeno per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (AIRC). L’esposizione a lungo termine ad elevati livelli di antimonio può portare anche ad un aumento del colesterolo e alla diminuzione degli zuccheri nel sangue.

In uno di questi studi, 16 bottiglie d’acqua in plastica sono state esposte a temperature diverse: 4 °C, 25 °C e 70 °C. I livelli di BPA e antimonio sono stati controllati dopo una, due e quattro settimane. Le concentrazioni di antimonio nell’acqua delle bottiglie d’acqua in plastica erano in media di 3,18 ng/L a 4 °C e di 6,88 ng/L a 25 °C. A 70 °C (circa la temperatura in un’automobile in una calda giornata estiva), i livelli di antimonio in acqua aumentavano significativamente a 38,5 ng/L.

Ma, secondo l’OMS, l’assunzione giornaliera tollerabile (TDI) dell’antimonio è di 6 μg/kg di peso corporeo, dunque un valore ben superiore a quanto rilasciato dalla plastica. Addirittura, le concentrazioni di antimonio nelle falde acquifere e nelle acque superficiali normalmente variano tra 0,1 e 0,2 μg/L. Inoltre, secondo l’OMS, l’antimonio non è considerato un contaminante e non viene eliminato attraverso i trattamenti convenzionali cui l’acqua è sottoposta per essere potabile.

 

Riferimenti bibliografici



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