L’inquinamento luminoso favorisce quello dell’aria

Un importante e rivoluzionario studio presentato nel 2010 all’American Geophysical Union di San Francisco da Harald Stark, della National Oceanic and Atmospheric Administration, ha scoperto che l’inquinamento luminoso distrugge i radicali nitrati, impedendo quindi la normale riduzione notturna dello smog atmosferico prodotto dai fumi emessi dalle automobili e dalle industrie.

Tale studio è particolarmente utile nel caso dell’Italia, in quanto il nostro Paese è – insieme alla Corea del Sud – quello con il maggiore inquinamento luminoso notturno fra quelli del G20.  In particolare, in Italia la Pianura Padana rappresenta una delle più vaste aree dell’intero mondo da cui di notte la Via Lattea non è più visibile e, guarda caso, la Pianura Padana è anche una delle tre vaste aree con l’aria più inquinata del mondo, insieme a quella intorno a Pechino e quella intorno a New York.

Ma ritorniamo allo studio fatto dagli scienziati americani del prestigioso NOAA. La loro ricerca mostra che le luci luminose della città esacerbano l’inquinamento atmosferico, in quanto il bagliore di fondo nel cielo notturno interferisce con le reazioni chimiche che avrebbero – normalmente – aiutato a pulire l’aria durante la notte dei fumi emessi dalle autovetture e dalle fabbriche durante il giorno.

La natura usa una forma speciale di ossido di azoto – chiamato radicale nitrato – per abbattere i prodotti chimici che altrimenti continuerebbero a formare lo smog e l’ozono, i quali possono rendere l’aria della città irritante sul proprio apparato respiratorio. Questa pulizia si verifica normalmente nelle ore del buio, perché il radicale è distrutto dalla luce del sole: si presenta solo di notte.

Ma le nuove ricerche indicano che anche l’energia proveniente da tutta la luce notturna prodotta da un centro urbano sopprime tale radicale. Le luci potrebbero essere perfino 10.000 volte più deboli del Sole, tuttavia l’effetto negativo sul radicale sarebbe ancora significativo.

I risultati ottenuti dal gruppo di Stark indicano che le luci della città possono rallentare la pulizia notturna dall’inquinamento atmosferico fino al 7%, e il giorno successivo possono anche aumentare fino al 5% le sostanze chimiche inquinanti di partenza a causa dell’inquinamento da ozono. Per tale motivo, molte città sono vicine ai loro limiti di sopportabilità in termini di livelli di ozono.

Pertanto, decisori politici e stakeholders potrebbero pensare di analizzare i principali tipi di illuminazione delle proprie città per passare a tipi diversi, meno inquinanti da un punto di vista luminoso. Tuttavia, secondo gli autori dello studio ciò avrebbe effetti limitati. Il radicale è meno influenzato dalla luce rossa, ma essi dubitano che le autorità vorrebbero colorare di rosso il paesaggio urbano.

Un approccio che potrebbe aiutare sarebbe piuttosto quello di seguire le linee guida sostenute dagli attivisti dei “cieli scuri”, che vogliono che tutta la luce diretta verso terra per fermare la scomparsa dei cieli stellati. Infatti, l’effetto illustrato in questo articolo è più importante nell’aria che non è direttamente sul suolo, quindi se si riesce a far sì che tutte la luce artificiale notturna punta verso il basso e non si rifletta nel cielo, nelle parti più alte dell’aria, si avrebbe sicuramente un effetto molto più piccolo.

 

Riferimenti bibliografici:



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