Il radon negli edifici: i pericoli e come evitarli

Il radon (Rn-222) è un gas nobile radioattivo incolore e inodore, proveniente dal decadimento dell’uranio-238, un minerale radioattivo naturale presente nella crosta terrestre. Il radon, che emana dal suolo e si propaga nell’aria, rappresenta la più grande fonte di radiazioni ionizzanti del fondo naturale.

Il radon è fortemente radioattivo, ed i suoi prodotti di decadimento contribuiscono a una dose media inalata dagli esseri umani di 1,26 mSv/anno. Il radon è distribuito in modo non uniforme e la sua distribuzione varia con il tempo – può essere rilasciato dal suolo anche in episodi improvvisi, formando delle “nubi di radon” – per cui si possono ricevere dosi molto più elevate in molte aree del mondo e anche dell’Italia, dove rappresenta pertanto un pericolo per la salute.

Il gas radon, infatti, può accumularsi nell’interno degli edifici e delle abitazioni – soprattutto nei loro livelli più bassi – proveniente dal sottosuolo o da alcuni materiali da costruzione, come ad esempio il tufo italiano. Una volta inalato dai relativi abitanti, i prodotti del decadimento radioattivo del radon possono aderire alle cellule che fiancheggiano i polmoni, esponendo così le sensibili cellule epiteliali bronchiali alle radiazioni alfa, le quali alla lunga possono portare a un cancro ai polmoni.

Il cancro al polmone è la causa principale di morti connesse al cancro in tutto il mondo. Dopo il fumo di tabacco, l’esposizione al radon è la seconda causa principale del cancro ai polmoni in molti Paesi. In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rileva che il radon provoca fino al 14% dei tumori polmonari in tutto il mondo. Ogni anno, secondo le stime attuali, già solo in Italia circa 3.300 morti per tumore polmonare sono associati all’esposizione del radon.

Inoltre, ne consegue che il radon è la causa principale del cancro ai polmoni tra i non fumatori. Sebbene il cancro ai polmoni possa essere trattato, il relativo tasso di sopravvivenza è uno dei più bassi fra le persone che hanno un qualche tipo di cancro. Dal momento della diagnosi, infatti, soltanto tra l’11 e il 15 percento – a seconda dei fattori demografici – di coloro che ne soffrono vivrà oltre cinque anni. Pertanto, il Radon-222 è stato classificato come cancerogeno per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Il rischio aumenta proporzionalmente alla concentrazione di radon e alla durata dell’esposizione. Per persone esposte al radon per circa 30 anni, gli studi epidemiologici effettuati in 11 Paesi europei – tra cui l’Italia – hanno evidenziato un aumento del rischio di circa il 16% ogni 100 Bq/mc di concentrazione del radon. Quindi il rischio raddoppia a circa 600 Bq/mc. La gran parte della popolazione italiana è esposta in media a 100 Bq/mc, e circa l’1% a concentrazioni medie superiori a 400 Bq/mc.

Come accennato in precedenza, l’esposizione alle radiazioni da radon è indiretta. L’isotopo del radon più instabile, il Rn-222, ha una breve emivita (4 giorni) e si decompone in altri nuclidi radioattivi della serie del radio. Queste particelle radioattive vengono inalate e rimangono nei polmoni, causando un’esposizione continua. Il radon è responsabile della maggioranza dell’esposizione pubblica media alle radiazioni ionizzanti. Spesso è il contributo singolo più grande alla dose di radiazioni di un individuo.

I livelli di radon in casa possono essere facilmente misurati e le case possono venire sistemate per ridurre il rischio associato. Tuttavia, in genere vi sono bassi livelli di controlli per il radon e di bonifica domestica richiesti dalle persone. Ciò non avviene solo per il costo, perché anche quando sono stati offerti gratuitamente solo il 40% dei residenti ha beneficiato dell’offerta. Molte persone sottovalutano la serietà o gli effetti a lungo termine sulla salute dell’esposizione al radon.

Inoltre, anche quando gli individui vengono informati che le loro case hanno livelli elevati di radon e resi consapevoli delle conseguenti minacce alla salute, i tassi di bonifica sono ancora bassi. Le persone tendono a preoccuparsi di più delle radiazioni delle centrali nucleari che delle radiazioni nella loro casa, per cui di fatto negano il rischio associato al radon in casa. Il rischio del radon è naturale, ed in generale percepiamo le minacce tecnologiche come più rischiose rispetto alle minacce naturali.

Eppure, l’esposizione al radon può essere aumentata o diminuita dall’attività umana, in particolare nella costruzione della casa. Un seminterrato scarsamente sigillato di una casa altrimenti ben isolata può provocare l’accumulo di radon all’interno dell’abitazione, esponendo i suoi residenti ad alte concentrazioni. La diffusa costruzione di case ben isolate e sigillate nel mondo industrializzato ha portato il radon a diventare la fonte primaria di radiazioni di fondo in alcune località del mondo.

Il radon, infatti, emana dal suolo e da alcuni materiali da costruzione in tutto il mondo, ovunque si trovino tracce di uranio o torio, e in particolare nelle regioni con dei terreni contenenti granito o scisto, che hanno una concentrazione più elevata di uranio. Si può anche trovare in alcune acque di sorgente e sorgenti termali. Pertanto, nelle aree geografiche in cui il radon è presente in concentrazioni elevate, esso è considerato un contaminante importante dell’aria interna o dell’acqua.

La concentrazione del radon nell’atmosfera viene normalmente misurata in becquerel per metro cubo (Bq/ mc). Le concentrazioni del radon possono variare notevolmente da un luogo all’altro e nel tempo, ed anche a seconda della stagione e delle condizioni atmosferiche. Nell’aria, essa varia da 1 a 100 Bq/mc, ed anche meno (0,1 Bq/mc) sopra l’oceano. Nelle grotte, nelle miniere aerate o nelle abitazioni scarsamente ventilate, la sua concentrazione può essere invece di 20-2.000 Bq/mc.

Il gas radon proveniente da fonti naturali può accumularsi negli edifici, soprattutto in zone di confine come attici e basamenti. Le esposizioni domestiche tipiche, o “normali”, sono di ≈ 100 Bq/mc all’interno, ma le specifiche della costruzione e della ventilazione influenzano fortemente i livelli di accumulo. Un’ulteriore complicazione per la valutazione dei rischi è che le concentrazioni in un singolo punto possono variare di un fattore due nel giro di un’ora e differire notevolmente anche tra due stanze adiacenti.

Inoltre, alcuni materiali da costruzione possono emanare radon per diffusione (esalazione) all’interno di un edificio, se sono ricchi di elementi radioattivi progenitori appartenenti alla serie naturale dell’uranio-238 e sono porosi al gas. Inoltre, se i materiali da costruzione contengono rocce tal quali ricche di radionuclidi naturali – come ad es. i tufi ed i graniti – o contengono “inerti” o “leganti” di origine vulcanica (ad es. la pozzolana negli intonaci), hanno una radioattività che si aggiunge a quella del radon.

Ratei di ingresso del radon nelle abitazioni: valori medi per edifici standard in buone condizioni (tratto da Calandra A., “Le misure radiometriche su materiali da costruzione”).

Poiché il radon è generalmente associato a malattie che non vengono rilevate fino a molti anni dopo un’esposizione elevata, molti potrebbero non considerare la quantità di radon alla quale i bambini sono esposti nella scuola che frequentano quasi tutti i giorni. L’unico modo per conoscere il livello del radon è quello di misurarlo. Non a caso, l’Agenzia Americana per la Protezione dell’Ambiente (EPA) raccomanda che ogni scuola venga sottoposta a una misurazione dei livelli di radon.

Dunque, è bene far misurare a qualche ditta specializzata in materia i livelli dell’eventuale radioattività dovuta al radon ed ai materiali da costruzione. Ma se si vuole effettuare da sé un test del radon, oggi è possibile farlo anche per i non esperti, grazie a degli appositi kit. Descriviamo i vari tipi di test del radon possibili – e come si effettuano – in un articolo apposito, al quale rimandiamo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raccomandato una concentrazione di riferimento del radon di 100 Bq/mc. L’Unione Europea raccomanda di intraprendere azioni a partire da concentrazioni di 400 Bq/mc per le abitazioni più vecchie e 200 Bq/mc per quelli più recenti. L’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) raccomanda vivamente l’intervento in qualsiasi abitazione con una concentrazione superiore a 148 Bq/mc e incoraggia l’azione a partire da 74 Bq/mc.

I livelli di radon nell’aria interna a un edificio possono essere abbassati in diversi modi: dal sigillare le fessure in pavimenti e pareti all’aumentare la velocità di ventilazione dell’edificio stesso. Lo scopo, in questo caso, è di evitare il trasporto del radon dal seminterrato o dal suolo ed, inoltre, il successivo accumulo. Sistemi di mitigazione del radon più complessi prevedono invece la depressurizzazione del radon mediante sistemi di aspirazione e pozzetti collocati sotto le fondamenta dell’edificio.

 

Riferimenti bibliografici:



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