Mappa inquinamento luminoso mondiale

Per misurare con precisione la luminosità del cielo, vengono usate le immagini satellitari di notte della Terra (come quella mostrata qui sopra) quale informazione grezza per il numero e l’intensità delle sorgenti luminose. Questi dati possono venire poi inseriti in un modello fisico di dispersione dovuta alle molecole d’aria e agli aerosol per calcolare la luminosità cumulativa del cielo per l’intero mondo.

Nonostante l’interesse crescente tra gli scienziati in settori come l’ecologia, l’astronomia, la prevenzione sanitaria e la pianificazione del territorio, l’inquinamento luminoso manca di una quantificazione attuale della sua grandezza su una scala globale. Cosa che sarebbe invece utile, date le implicazioni di tale inquinamento anche per la salute degli esseri umani e degli ecosistemi animali.

Per superare questa lacuna, Fabio Falchi, Pierantonio Cinzano et al. hanno presentato, nel 2016, Il nuovo atlante mondiale della luminosità artificiale del cielo, calcolato con il loro software di propagazione dell’inquinamento luminoso usando i nuovi dati forniti da un satellite ad alta risoluzione e le nuove misure di precisione della luminosità del cielo. L’Atlante mostra, per la prima volta in modo dettagliato a livello mondiale, l’impatto dell’inquinamento generato di notte dalle luci artificiali.

Il livello di fondo dell’illuminazione del cielo notturno è determinato dalle fonti celesti naturali: soprattutto la Luna, l’emissione atmosferica naturale (airglow), le stelle e la Via Lattea, e la luce zodiacale. Come sottolineano gli stessi autori dell’Atlante citato, durante le notti senza luna, la luminosità di fondo del cielo limpido lontano dalla Via Lattea e dalla luce zodiacale è di circa 22 magnitudini per arcsecondo quadrato (nella banda V-Johnson-Cousins), pari a 1,7 × 10-4 cd/mq.

La luce artificiale diffusa nell’atmosfera aumenta la luminosità del cielo notturno, creando l’effetto negativo più visibile dell’inquinamento luminoso: il bagliore notturno artificiale. Oltre ad ostacolare la ricerca astronomica basata su osservazioni ottiche – anche piccoli aumenti della luminosità del cielo degradano la qualità del cielo – l’illuminazione artificiale del cielo notturno ha altri effetti non meno importanti sulla vita terrestre e dell’uomo, che abbiamo illustrato in articoli di questo sito.

L’inquinamento luminoso è di origine antropogenica – un effetto collaterale della civiltà industriale – e si va a sommare alla luminosità notturna naturale. Le fonti dell’inquinamento luminoso includono l’illuminazione esterna degli edifici, l’illuminazione per la pubblicità, l’illuminazione di aree esterne (ad esempio parcheggi), uffici, fabbriche, lampioni stradali e luoghi sportivi illuminati.

Pertanto, l’inquinamento luminoso è più grave nelle grandi città – in particolare in Nord America e in Europa – e in altre aree densamente costruite, come il Giappone e le grandi città del Medio Oriente e del Nord Africa (come Teheran e il Cairo), ma relativamente piccole quantità di luce possono essere notate (e creare dei problemi per l’osservazione astronomica) anche nelle aree rurali.

Una delle mappe della luminosità artificiale del cielo elaborate da Falchi F., Cinzano P. et al. nel loro “The World Atlas of the Artificial Night Sky Brightness” (v. bibliografia).

Nel marzo 2013, l’inquinamento luminoso a Hong Kong è stato dichiarato “il peggiore sul pianeta”, mentre Singapore è oggi considerato il Paese più inquinato nel mondo dal punto di vista dell’inquinamento luminoso: lì, addirittura, tutta la popolazione vive sotto cieli così luminosi che l’occhio umano non può neppure adattarsi completamente alla visione notturna.

Grazie all’Atlante di Falchi, Cinzano et al. ed alla loro ottima elaborazione dei dati, oggi sappiano che circa l’83% del mondo – e più del 99% delle popolazioni statunitensi e europee – vive sotto un cielo notturno affetto da inquinamento luminoso (cioè, dove la luminosità artificiale del cielo allo zenit è maggiore di 14 μcd/mq). Si stima che, nel giugno del 2016, un terzo della popolazione mondiale non potesse più vedere la Via Lattea, tra cui l’80% degli americani e il 60% degli europei.

Altre popolazioni che vivono questo livello di inquinamento luminoso sono quelle di Kuwait (98%), Qatar (97%), Arabi Uniti Emirati (93%), Arabia Saudita (83%), Corea del Sud (66%), Israele (61%), Argentina (58%), Libia (53%) e Trinidad e Tobago (50%); tutti questi paesi hanno più della metà dei loro abitanti che vivono sotto cieli estremamente luminosi, cioè con forte inquinamento luminoso.

I Paesi del mondo con le popolazioni, al contrario, meno colpite dall’inquinamento luminoso sono Ciad, Repubblica Centrafricana e Madagascar, con più di tre quarti dei loro abitanti che vivono sotto un cielo incontaminato. I Paesi ed i territori del mondo con le più vaste aree non inquinate sono la Groenlandia (solo lo 0,12% della sua superficie non ha un cielo incontaminato), seguita da Repubblica centrafricana (0,29%), Niue (0,45%), Somalia (1,2%) e Mauritania (1,4%).

Per quanto riguarda in particolare l’Europa, l’ispezione della zona che circonda Madrid rivela che gli effetti dell’inquinamento luminoso causati da un unico grande complesso possono essere sentiti fino a 100 km dal centro. Anche gli effetti globali su più larga scala dell’inquinamento luminoso sono evidenti nel Vecchio Continente grazie alle immagini notturne fornite dai satelliti.

Infatti, l’intera area composta da Inghilterra meridionale, Paesi Bassi, Belgio, Germania occidentale e Francia settentrionale ha una luminosità del cielo di almeno 2 o 4 volte superiore alla norma. Gli unici luoghi dell’Europa continentale dove il cielo può raggiungere la sua oscurità naturale si trovano nella Scandinavia settentrionale e nelle isole lontane dal continente.

I Paesi dell’Italia e della Corea del Sud sono i più inquinati tra le nazioni che compongono il G20. In particolare, in Italia la Pianura Padana rappresenta una delle più vaste aree dell’intero mondo da cui di notte la Via Lattea non è più visibile, per cui i residenti devono percorrere distanze molto grandi per raggiungere siti di qualità sufficiente per l’osservazione astronomica.

 

Riferimenti bibliografici:

 



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