Misurare se l’udito è normale: l’audiogramma

L’esame audiometrico permette di valutare se l’udito di una persona – adulto o bambino che sia – è normale o meno per la sua età, in quanto la capacità uditiva si modifica in modo del tutto naturale con il passare degli anni, dunque anche in assenza di inquinamento acustico.

L’obiettivo del test audiometrico è quello di produrre un cosiddetto “audiogramma”. L’audiogramma registra l’abilità uditiva: in particolare, i suoni più deboli che possono essere ascoltati nelle orecchie a varie frequenze basse e alte. Lo scopo è di determinare le “soglie” uditive di una persona, cioè i suoni più deboli che una persona riesce ad ascoltare ad ogni determinata frequenza di prova.

Dunque, un audiogramma è una misura quantitativa, non una misura della qualità con cui percepiamo il suono (cioè della chiarezza del discorso e di altri suoni). In pratica, un audiogramma è un grafico, con in ascissa – ovvero sull’asse orizzontale – la frequenza, e in ordinata (cioè sull’asse verticale) il livello minimo di intensità sonora, espresso in decibel (dB), percepito a una data frequenza.

La linea superiore dell’audiogramma, a 0 decibel, rappresenta un suono molto debole, mentre ogni linea orizzontale inferiore rappresenta suoni via via più forti. “Zero dB” non significa che non esista alcun suono. Piuttosto, è il suono più debole che una persona con capacità di udito “normale” potrebbe essere in grado di rilevare (almeno per il 50% del tempo, come tecnicamente richiesto). Alcuni audiogrammi, infatti, iniziano a -10 dB o a livelli di intensità sonora ancora più deboli.

La frequenza è misurata in Hertz (Hz). Proprio come su una tastiera di pianoforte, le frequenze sono basse sul lato sinistro (ad es. 125 o 250 Hz), per poi salire gradualmente alle frequenze più alte sul lato destro (ad es. 8000 Hz). Le frequenze più importanti per il discorso cadono nella gamma 250-6000 Hz, sebbene le frequenze udibili dall’orecchio umano vadano da 20 Hz a 20 kHz. I suoni delle vocali sono a bassa frequenza, mentre le consonanti come “f”, “s” e “t” sono suoni ad alta frequenza.

Nell’esame audiometrico, un audiometro fornisce “toni puri” a diverse frequenze (Hz), dalle più basse alle più alte, a diverse intensità (dB). L’esaminato utilizza auricolari o altoparlanti in una sala insonorizzata. Questi trasmettono suoni al canale uditivo e attraverso l’orecchio medio raggiungono l’orecchio interno. Quindi il test valuta l’intero sistema auricolare: orecchio esterno, medio e interno. Il paziente preme un pulsante o solleva una mano ogni volta che sente un suono.

Quando il paziente risponde ai vari toni presentati dall’audiometro e le soglie sono state determinate e contrassegnate attraverso l’audiogramma, il grafico si riempie per presentare un’immagine della capacità uditiva del soggetto. Come valori di riferimento, gli audiologi considerano 0 -15 dB come un udito “normale” nei bambini, e 0-25 dB un udito normale negli adulti.

L’udito diventa gradualmente meno sensibile quando la frequenza diminuisce, per cui per percepire i suoni di frequenza più bassa (come ad es. gli infrasuoni, cioè i suoni di frequenza più bassa di 20 Hz, il limite “normale” dell’udito umano) la pressione sonora deve essere sufficientemente elevata. Si noti che gli infrasuoni possono causare sentimenti di soggezione o paura negli esseri umani.

La normale perdita di udito dovuta all’età inizia già a 30 o 40 anni, ed oltre la metà degli ultra-ottantenni soffrono di perdita di udito. La naturale perdita di udito con l’età – che rappresenta l’effetto cumulativo dell’invecchiamento all’udito e che può essere trattata mediante apparecchi acustici o impianto chirurgico – è più marcata alle frequenze più alte, e dunque rilevabile con l’audiogramma.

Anche la perdita di udito indotta dal rumore in genere influenza la sensibilità uditiva di una persona nelle frequenze più alte, specialmente a 4000 Hz. Tuttavia, le disfunzioni indotte dal rumore o dall’inquinamento acustico sono di solito associate a una perdita di sensitività ad alta frequenza a forma di “buca” che è peggiore a 4000 Hz, anche se spesso si verifica a 3000 od a 6000 Hz.

Audiogramma tipico della perdita di udito indotta da rumore.

Tuttavia, non tutti i risultati audiologici delle persone con perdita di udito indotta da rumore corrispondono a questa tipica “buca”. Spesso si verificherà una diminuzione della sensibilità uditiva a frequenze diverse dai tipici 3000-6000 Hz. Le variazioni derivano dalle differenze nella risonanza del canale degli orecchi delle persone, dalla frequenza del segnale acustico nocivo e dalla durata dell’esposizione.

Se l’esposizione al danno nocivo continua, le frequenze comunemente colpite si allargheranno e peggioreranno in termini di gravità. La perdita di udito indotta da rumore di solito avviene inizialmente ad alte frequenze (3, 4 o 6 kHz) e poi si diffonde alle basse frequenze (0,5, 1 o 2 kHz).

 

Riferimenti bibliografici:

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