Mappa inquinamento luminoso italia

I Paesi dell’Italia e della Corea del Sud sono i più inquinati tra le nazioni che compongono il G20. In particolare, in Italia la Pianura Padana rappresenta una delle più vaste aree dell’intero mondo da cui di notte la Via Lattea non è più visibile, per cui i residenti devono percorrere distanze molto grandi per raggiungere siti di qualità sufficiente per l’osservazione astronomica.

Anche nel resto dell’Italia, la situazione dell’inquinamento luminoso è alquanto disastrosa, anche in zone che circa 30-40 anni fa godevano di un’oscurità sicuramente migliore. In pratica, si salvano le zone di confine con Piemonte e Francia, il nord del Veneto e del Trentino ed alcune zone della Sardegna, della Maremma Toscana, di Marche, Abruzzo, Basilicata e del Gargano in Puglia.

Di conseguenza, se si adotta la Scala di Bortle per misurare la luminosità del cielo notturno, si scopre che in Italia le zone che possono godere di cieli accettabili di classe 3 sono rari, mentre quelli di classe 2 (i migliori, dopo quelli di classe 1) sono estremamente rari, e sono comunque spesso agevolati dalla schermatura offerta temporaneamente da nubi basse sulle estese pianure e sui centri urbani.

Pertanto, nelle zone montane e collinari delle maggiori località turistiche troviamo valori qualitativi del cielo notturno di classe 4 o più, dove in molte circostanze le condizioni in alcune zone poste sull’orizzonte sono totalmente differenti dalle condizioni zenitali. Utilizzando la Scala di Bortle, potete stimare in 5 minuti – ma meglio se lo fate per più sere – la qualità del cielo notturno nella vostra zona.

Gli astrofili più esperti misurano la qualità del cielo – oltre che visivamente con la Scala di Bortle – anche stimando la magnitudine limite zenitale visibile ad occhio nudo (cioè la luminosità delle stelle più deboli visibili sopra la propria testa), o strumentalmente, ad es. con il “Misuratore della qualità del cielo” (Sky Quality Meter, o SQM), un misuratore palmare a basso costo della Unihedron.

Tanto per dare un’idea, la magnitudine limite zenitale dei migliori siti osservativi italiani – che in generale si trovano in zone lontane da centri abitati e ad un certa quota sul livello del mare – è dell’ordine di 6,3 (corrispondente grosso modo alla classe 3 di Bortle e ad un valore rilevato con lo SQM di 21,3-21,4) – 6,6 (che corrisponde all’incirca alla classe 2 di Bortle e ad un valore SQM di 21,8-21,9).

Un studio approfondito dell’inquinamento luminoso in Italia è stato effettuato in questi anni, elaborando misure ottenute attraverso i satelliti del Defence Meteorological Satellite Program dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, dal Dr. Pierantonio Cinzano, dell’Università di Padova, e dal Dr. Fabio Falchi, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Inquinamento Luminoso (ISTIL). Ciò ha portato alla produzione di rapporti, articoli scientifici e mappe di alto livello, di cui mostriamo un paio di esempi significativi in questa pagina.

Infatti, oltre alle mappe dell’inquinamento luminoso, è possibile realizzare, ad esempio, delle mappe della cosiddetta “visibilità stellare”, assai utili ad astronomi professionisti e dilettanti, che mostrano la capacità da parte della popolazione di vedere le stelle da un dato sito, ovvero la luminosità limite delle stelle visibili ad occhio nudo sulla verticale di quel luogo. Questa visibilità limite è correlata all’inquinamento luminoso, ma in modo non lineare, ragion per cui delle mappe ad hoc risultano assai utili.

Una mappa della perdita della capacità della popolazione di vedere le stelle, realizzata da P. Cinzano, F. Falchi (University of Padova), C. D. Elvidge (NOAA National Geophysical Data Center, Boulder). Copyright 2001 ISTIL, Thiene. Tratta da www.lightpollution.it.

 

Riferimenti bibliografici:

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