Analisi dell’acqua: quali parametri esaminare?

Tutti beviamo acqua proveniente da una fonte: questa può essere un lago o un fiume locale nei paesi sottosviluppati, o una falda acquifera nel caso dei Paesi industrializzati come l’Italia. La maggior parte delle acque potabili che dall’acquedotto arrivano al nostro rubinetto di casa, in effetti, provengono da acque sotterranee, prelevate da pozzi e – se necessario – trattate.

L’acqua proveniente dalle falde acquifere ha spesso basse concentrazioni di agenti patogeni, perché l’acqua viene filtrata durante il suo transito attraverso strati sotterranei di sabbia, argilla o rocce. Tuttavia, sostanze chimiche tossiche – come ad es. l’arsenico ed i fluoruri possono venire dissolte dal suolo o dagli strati di roccia nelle acque sotterranee. La contaminazione diretta può avvenire anche da siti di rifiuti pericolosi mal progettati o da siti industriali, da fanghi di depurazione “imbottiti” di rifiuti, etc.

Non fermatevi alla “qualità” dell’acqua

Il rapporto annuale di “qualità dell’acqua” fornito dal proprio fornitore idrico ci dà un’informazione davvero limitata sul livello di contaminazione dell’acqua di rubinetto rispetto alle sostanze tossiche e cancerogene, essendo un elenco di parametri organolettici e di indicatori abbastanza generici. Negli USA, il rapporto della qualità dell’acqua dice invece quali contaminanti sono stati trovati ed a quale livello.

Pertanto, dopo aver letto comunque questo rapporto, è possibile essere interessati a testare specifici contaminanti (come ad es. alcuni metalli pesanti), che possono variare da casa a casa o da qualsiasi altro contaminante testato in precedenza da altri. Le agenzie che si occupano di protezione dell’ambiente, però, non esaminano l’acqua che esce dal rubinetto delle singole case e non possono, evidentemente, raccomandare dei laboratori specifici per analizzare la propria acqua potabile.

Se hai un tuo pozzo privato e vuoi assicurarti che la tua acqua sia potabile, l’acqua dovrebbe venire analizzata annualmente per i nitrati ed i batteri coliformi, per rilevare precocemente i problemi di contaminazione. Occorre analizzarla più frequentemente e per altri contaminanti – come ad esempio radon o pesticidi – se si sospetta un problema. Ad ogni modo, è bene non adoperare mai l’acqua del pozzo per usi potabili, perché proviene da una falda superficiale che, spesso, è assai contaminata.

Al fine di garantire che l’acqua del rubinetto sia sicura da bere, la normativa (in Italia, il D.Lgs. 31/2001)  limita la quantità di taluni contaminanti presenti nelle acque fornite dagli acquedotti pubblici. In Italia, i limiti dell’acqua da rispettare sono relativi a 64 parametri (contro gli oltre 90 della normativa statunitense). Se i livelli di uno o più contaminanti nell’acqua potabile superano i limiti, l’acqua deve essere trattata per rimuovere i contaminanti e soddisfare gli standard previsti.

I limiti di legge italiani dei parametri chimici per le acque per uso potabile.

I limiti di legge italiani dei parametri indicatori per le acque per uso potabile.

Si noti che, oltre all’analisi dei 64 parametri di legge previsti dalla normativa italiana sull’acqua potabile, vi sono anche dei cosiddetti “contaminanti emergenti”, cioè delle minacce percepite, potenziali o reali per la salute umana o per l’ambiente, oppure tali per la mancanza di standard sanitari pubblicati. Appartengono a questa categoria, ad esempio, i PFAS (una particolare classe di composti organici persistenti), le microplastiche e le nanoparticelle. Essi possono meritare un’analisi ad hoc.

Rivolgiti alla tua Unità sanitaria locale ed alle società idriche pubbliche locali che forniscono l’acqua per saperne di più sulla qualità dell’acqua nella tua zona e su quali contaminanti hai maggiori probabilità di trovare. Ad esempio, in varie zone d’Italia un inquinante temibile è l’arsenico, un metallo pesante molto tossico. Integra queste informazioni con quelle che ti possono fornire i comitati ambientalisti locali, che sono di solito a conoscenza di tutte le principali fonti inquinanti locali.

I parametri da monitorare non sono mai abbastanza

Ma l’inquinamento pericoloso non è solo quello dei metalli pesanti, bensì anche quello dovuto ad alcune  delle migliaia di sostanze chimiche organiche tossiche e potenzialmente cancerogene esistenti (od a loro “cocktail”), di origine industriale o derivanti dallo smaltimento di rifiuti più o meno pericolosi. Il costo di questo tipo di analisi è esorbitante, come dimostra ad es. lo studio Naples Public Health Evaluation della US Navy, la Marina statunitense, che ha la base della sua VI Flotta a Napoli.

A seguito delle famose vicende della “Terra dei Fuochi”, la US Navy ha fatto analizzare, dal 2009 al 2011, acqua, aria e terreno alla ricerca di 214 sostanze nocive in un’area della Campania di oltre 1.000 chilometri quadrati, con una spesa di ben 30 milioni di euro. Sono state così individuate zone con sostanze tossiche e cancerogene tali da porre rischi inaccettabili per la salute e vietate ai militari americani per viverci. I risultati di questo studio, resi noti nel 2013 da un’ottima inchiesta dell’Espresso, si commentano da soli.

La mappa dell’inquinamento dell’acqua di rubinetto divulgata dalla US Navy.

È infatti risultato che “la camorra ha inquinato le falde acquifere di vaste zone della Campania con milioni di tonnellate di rifiuti tossici”, cosa confermata anche dall’“epidemia” di tumori già oggi riscontrabili in quelle zone (v. studio Sentieri). La diagnosi più preoccupante – spiega l’Espresso – riguarda proprio l’acqua, dato che il 92% dei pozzi privati presenta un “rischio inaccettabile” e che la loro acqua entra negli acquedotti contaminando i vicini, per cui la cosa può sfuggire ai normali controlli.

Lo studio ha rilevato, in molte delle acque sotterranee analizzate, un’ampia varietà di inquinanti: dal PCE (o teracloroetene) alle diossine, da livelli nocivi di rame, arsenico e piombo all’incubo dell’uranio, il cui livello è risultato rilevante nell’88% dei pozzi. Ma l’elenco delle sostanze chimiche cercate dalle analisi scrupolose fatte dagli Americani e all’epoca “ignorate dalle Autorità italiane” è lunghissimo, e vi sono i nomi più strani, molti dei quali forse non li troverete mai fra i parametri dell’acqua analizzati in Italia.

I tipi di contaminanti da monitorare

Ciò ha aiutato a migliorare la qualità dell’acqua – almeno a Napoli – ed i livelli dei controlli, che indagano:

  • Contaminanti microbiologici, come virus e batteri, che possono provenire da impianti di trattamento delle acque reflue, fognature e fosse biologiche, attività agricole, allevamenti di bestiame e animali selvatici;
  • Contaminanti inorganici, come sali e metalli che possono essere naturalmente presenti nell’ambiente o derivare dal deflusso delle acque piovane urbane, da scarichi di acque reflue domestiche e industriali, da attività di produzione di petrolio e gas, da miniere, o da allevamenti;
  • Pesticidi ed erbicidi, che possono provenire da una varietà di fonti come le attività agricole, le acque piovane urbane, e gli usi residenziali;
  • Contaminanti chimici organici, compresi i prodotti chimici organici sintetici e volatili, che sono sottoprodotti di processi industriali e attività di produzione di petrolio, e possono provenire da stazioni di servizio carburanti, dal deflusso delle acque piovane urbane e da sistemi settici.
  • Contaminanti radioattivi, che possono essere presenti naturalmente nell’ambiente e sono parte della crosta terrestre. Possono inoltre svilupparsi da attività di produzione di petrolio o gas e da attività estrattive.

I contaminanti che si dovrebbero monitorare regolarmente nell’acqua potabile includono:

  • Batteriologici: Coliformi Totali;
  • Inorganici: Amianto, antimonio, arsenico, bario, berillio, cadmio, cromo, cianuro, fluoro, mercurio, nichel, selenio, sodio, tallio, nitrati, nitriti, nitrati e nitriti totali, piombo e rame.
  • Composti organici: benzene, tetracloruro di carbonio, o-diclorobenzene, cis-1, 2-dicloroetilene, trans-1, 2-dicloroetilene, 1,1-dicloroetilene, 1,1,1-tricloroetano 1,2-dicloroetano, diclorometano, 1,1,2-tricloroetano, 1,2,4-tricloro-benzene, 1,2-dicloropropano, etilbenzene, monoclorobenzene, para-diclorobenzene, stirene, tetracloroetilene, tricloroetilene, toluene, cloruro di vinile, xilene;
  • Pesticidi e PCB: alaclor, aldicarb, aldicarb solfone, aldicarb solfossido, atrazina, il benzo[a]pirene, carbofurano, clordano, dalapon, 2,4-D 1,2-dibromo-3-cloropropano (DBCP), bis (2 -etilesile) adipato, bis (2-etilesile), dinosebe, diquat, endrin, endotall, dibromuro di etilene (EDB) (1,2-dibromoetano), glifosato, eptacloro, eptaclorepossido, esaclorobenzene, esaclorociclopentadiene, lindano, ,metossicloro, oxamil (vydate), PCB (come decaclorobifenili), pentaclorofenolo, picloram, simazina, 2,3,7,8-TCDD (diossina), toxafene, 2,4,5-TP (Silvex);
  • Trialometani Totali: cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano e bromodiclorometano;
  • Radionuclidi: attività alfa totale e radio-226 e -228 combinati.

Si noti che la presenza di contaminanti nell’acqua non indica necessariamente un rischio per la salute. Contano infatti la quantità delle sostanze coinvolte, la combinazione con altri contaminanti, il tempo di esposizione (bere acqua inquinata per 10 giorni è ben diverso dal berla per anni), etc.

Alcune persone, inoltre, possono essere più vulnerabili ai contaminanti contenuti nell’acqua potabile rispetto alla popolazione generale. Soggetti immunocompromessi come i malati di cancro sottoposti a chemioterapia, le persone che hanno subito un trapianto di organi, le persone con virus HIV / AIDS o altri disturbi del sistema immunitario, gli anziani e i bambini, possono essere particolarmente a rischio di infezione. Queste persone dovrebbero seguire i consigli del proprio medico curante.

 

Riferimenti bibliografici

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